Lunigiana affascinante: Il Piscio di Pracchiola.

E’ una splendida giornata di inizio giugno. Io e Marzia ne abbiamo sentito più volte parlare e curiosi ci decidiamo ad esplorare quel luogo che, a dispetto del nome, viene sempre descritto con emozionata vivacità.

Solo la ruvida concretezza degli eredi del liguri apuani poteva partorire un nome così poco poetico per un luogo incantato quale è il piscio di Pracchiola. Un luogo dove il dislivello improvviso del terreno costringe il fiume Magra, poco dopo la sua nascita, ad esibirsi in una spettacolare cascata.

Raggiungere questo suggestivo scenario non è difficile. Si parte da Pracchiola, primo paese che si incontra uscendo dalla Valdantena in direzione del passo del Cirone, famoso in tutta la valle in virtù della qualità delle acque che una generosa sorgente regala senza sosta, in ogni stagione. Un bel borgo di case in pietra, caratterizzato da numerosi passaggi voltati, in cui fino agli anni ’80 vi erano ben 3 esercizi commerciali. Abbandonato poi e semidesertificatosi soprattutto a causa della mancanza di opportunità di lavoro per i giovani che, scolarizzati, mal si adattavano a ripercorrere la faticosa strada dei loro padri e dei loro nonni, taglialegna, muratori e contadini. Oggi, Pracchiola, come testimoniato da molti degli edifici che abbandonati per anni, sono attualmente interessati da interventi manutentivi, sta rivivendo una seconda fioritura. Complici le possibilità offerte dalla tecnologia che, attraverso il telelavoro, consente di esercitare da qualsiasi luogo del pianeta molte professioni.

Parcheggiata la autovettura, subito all’ingresso del paese un cartello fornisce indicazioni in merito al Piscio di Pracchiola. In 5 minuti si percorre l’intero paese che si sviluppa intorno ad una via principale. Qua sembrano godere di una particolare libertà non solo gli esseri umani ma anche gli animali. Alcune galline razzolano libere nel prato alla nostra destra e mentre osserviamo con invidia un paio di lucertole che, prive di qualsiasi assillo, oziano immobili sul muretto ci viene incontro l’asino di Ricci. Sembra quasi aver assorbito alcune caratteristiche del suo proprietario. E’ infatti socievole, ha lo sguardo dolce e ci avvicina con fare confidenziale. A differenza di Ricci però che dispensa indicazioni e buoni consigli senza attendere ricompensa alcuna, scartando una caramella e porgendogliela ci rendiamo conto che la disponibilità del suo quadrupede non è altrettanto disinteressata. Come poi mi confiderà Ricci, l’asino che lui definisce “ruffiano” è stato diseducato dai numerosi turisti di passaggio ed ora si comporta come una scimmia. Accattivante in attesa di ricompensa. Seguiti dallo sguardo soddisfatto dell’animale, proseguiamo e giunti all’altezza della chiesa ci incamminiamo su un lastricato in salita che, superato un passaggio voltato, ci proietta ormai fuori dal paese dove, affiancando ancora qualche casa, percorriamo un piccolo tratto di quella che in passato fu una importante via di collegamento fra toscana e pianura padana, la strada Lombarda e che ora è
una comoda e larga mulattiera. Pensiamo che sia quel che resta della "via Lombarda" un tempo trafficato percorso il cui termine è contenuto nel nome.  In questo tratto l’occhio si distende sulla bella Valdantena. Case in pietra, boschi, campi lavorati, una flora cromaticamente ricca, sembrano dipinti con una tavolozza ricca di infinite sfumature. Imboccato quindi uno stretto sentiero sulla sinistra accarezzati dall’ombra di un frondoso boschetto scendiamo dolcemente fino ad affiancare il percorso che il Magra compie in un senso inverso al nostro. Risalirlo è un piacere difficile da descriversi: piccole pozze animate da ranocchi e girini, cascatelle spumeggianti, grossi alberi caduti che ne consentono, in più punti l’attraversamento. Ogni tanto il cammino, dove le sponde del fiume scendono più ripidamente, ci riporta a mezza costa per poi farmi ridiscendere, ma sempre molto dolcemente ed in alcuni tratti protetto da lignee staccionate. Finalmente, dopo circa un’ora e 40 minuti da quando abbiamo lasciato Pracchiola, preceduto dal rumore delle sue acque che cadono da notevole altezza, ci appare il Piscio di Pracchiola. In uno spazio pietroso, dove grossi massi consentono di assaporare, sdraiati, il piacere di sentire la propria pelle colpita da mille micro goccioline, si allarga un laghetto naturale fresco e trasparente, sul quale la luce solare impatta infrangendosi in mille frammenti luccicanti. La tentazione è troppo grande. Non riesco a convincere Marzia a seguirmi ma io: mi tuffo. L’acqua è fresca ma non fredda. Dopo il primo impatto non vorrei più uscire, ma mi attende il ritorno. Quindi, asciugatura veloce agevolata da un sole ormai vigoroso, birra e panino e poi in marcia per il rientro con la consapevolezza che…questa giornata meritava di essere vissuta.



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