Kerouac in Lunigiana

Lunigiana: i personaggi

Sfogliavo un libro di Cesare Salvadeo, un poeta, figlio della Lunigiana, che ama esprimersi con le immagini, ad un certo punto, girando la pagina, eccolo che spunta. E' lui: Fontana Rinaldo. Che nostalgia, che rimpianto per un tempo in cui uno assurgeva al ruolo di "personaggio" per caratteristiche proprie. Non perché imposto dalla televisione o da qualche altro veicolo pubblicitario. Era un uomo autentico. Alto, un folto ciuffo di capelli bianchi su un viso segnato da quel tipo di rughe che contraddistinguono solo chi ha avuto un'esistenza avventurosa. Arrotino, coltellaio e riparatore di ombrelli (sì, perché una volta gli ombrelli erano fatti per durare e, all'occorrenza, si riparavano) Incurante delle stagioni, sia in estate che in inverno, si spingeva fin nei più sperduti borghi della Lunigiana con una vecchia motocicletta BSA, munita di sidecar sul quale trovava alloggio lei, la sua immancabile compagna. Una bionda nelle cui fattezze si potevano cogliere ancora i segni di una bellezza ormai sfiorita, sottolineata da un trucco che, copiosamente utilizzato, sulla carnosa bocca debordava travalicando i contorni delle labbra e perdendo, in uno spazio che gli era improprio, la nitidezza nel tratto. Quanto l'ho invidiato Fontana Rinaldo. Per la moto, per la capacità di rimanere lucido anche dopo aver ingurgitato decine di bianchi, in estate e di ponce al rum, in inverno. Per quel giubbotto di pelle con il quale sembrava più credibile di Marlon Brando nel tratteggiare il personaggio che rese famoso quest'ultimo: "IL SELVAGGIO". Ma soprattutto lo invidiavo per gli sguardi di ammirazione che la bionda al suo seguito gli dedicava: languidi, pieni di passione. Di ammirazione. Non ho mai saputo il suo nome e forse neppure ho mai udito la sua voce. Si limitava infatti ad osservare, estasiata, il suo eroe, annuendo con il capo ad ogni sua considerazione. Ahhh!!! Se fossi stato capace io di suscitare tanta appassionata attenzione in quella giovane ragazza che, all'epoca, catalizzava le mie attenzioni....Ma non era possibile. Io ero un uomo, mediamente intelligente, mediamente bello, mediamente spiritoso ma...come tanti altri. Lui invece era Fontana Rinaldo. Un "personaggio". Uno che, incurante delle fatiche e dei disagi, aveva scelto di inseguire il profumo della libertà. Era la risposta italiana al "On the road" di Kerouac con una differenza a suo favore: il suo racconto non era romanzato ma vissuto. Ciao Rinaldo, ora ti immagino a scorrazzare con la tua BSA e la bionda a fianco, in mezzo alle nuvole che mi sovrastano. Mi sembra di sentire la tua voce, resa sabbiosa dalle pestilenziali Goluises, che non mancherai di continuare ad aspirare fino a bruciarti le dita, mentre, con tono duro temperato dallo sguardo complice, rivolta a Pernici, indimenticato gestore del "Al Bar si muore",per l'ennesima volta gli dirà: Alpino, riempi 2 bicchieri!.-

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