FESTA DEL LIBRO A MONTEREGGIO

Il paese dei librai è in festa dal 20 al 28 Agosto 

La festa del libro a Montereggio

Oggi, in ogni casa ci sono libri. Del resto l'offerta è ricca e procurarseli è facile: librerie, edicole ma anche centri commerciali e supermercati.

Ora proviamo invece ad immaginare un mondo di due o tre secoli or sono. L'alfabetizzazione progrediva lentamente, causa ed effetto, della scarsità di luoghi in cui poter acquistare un libro. Ed è qui che si manifestò l'ingegno dei librai di Montereggio. Nel fatto che loro, per la maggior parte analfabeti, seppero leggere il futuro. Avrebbero potuto mettere altro nelle loro gerle, pietre, legna, castagne, funghi, ma capirono, prima di tutti gli altri, che in un paese in procinto di modernizzarsi si aprivano mercati enormi per la carta stampata. E così, giustamente motivati dall'egoistico interesse a garantire il necessario alle proprie famiglie, svolsero una funzione per la quale tutto il paese deve loro riconoscenza. E non fu facile. Molti di loro, come già detto, erano infatti analfabeti. Ma, com'è noto il bisogno aguzza l'ingegno. Pertanto nelle giornate trascorse al paese, per lo più con l'aiuto del maestro o del prete, mandavano a memoria interi passi delle opere che poi sarebbero andati a proporre di borgo in borgo, di casa in casa. Quindi, carichi di vicende scritte, percorsi chilometri e chilometri, in presenza di possibili clienti, si toglievano la gerla dalle spalle, ne estraevano un volume aprendolo laddove avevano posto un segno e, con impostazione degna della migliore accademia drammatica, senza incespicare, sciorinavano le vicende dell'Orlando Furioso, quelle del Guerrin Meschino, o la tribolata storia di Renzo e Lucia. Talvolta invece traevano predizioni sul futurosfogliando almanacchi illustrati, talaltra, questa volta con l'autentica devozione che era loro usuale, si raccoglievano in preghiera presentando libri ricchi di immagini sacre. Quelli che nel mondo contadino fungevano da balsamo in grado di lenire le fatiche e le privazioni di un'esistenza durissima. Così, promuovendo una alfabetizzazione della quale, in poco tempo, divennero beneficiari, assecondarono il processo da loro stessi innescato aprendo librerie in ogni dove: Lazzarelli a Novara, Rinfreschi a Bolzano, Piacenza, Pistoia, Genova; Ghelfi a Verona ed in altre diverse località; Giovannacci da Milano a Courmayeur; Fogola a Torino, l’Aquila, Ancona, Genova, Pisa; Tarantola a la Spezia, Modena, Udine. Alcuni addirittura fondarono case editrici dentro e fuori dagli italici confini. Fogola a Torino, due Maucci, Emanuele e Luigi, ne realizzarono di importanti rispettivamente in Spagna ed in Argentina.

Molti di loro, hanno mantenuto legami stretti con la terre in cui affondavano le loro radici. Sono ritornati in Lunigiana, hanno istituito premi letterari, il più famoso dei quali è il “Bancarella” di Pontremoli. Hanno infine ristrutturato il luogo da cui, più numerosi erano partiti, Montereggio, dove, con l'annuale festa del libro, snodantesi fra una Piazza intitolata a Rizzoli, una a Mondadori ed un Viale Einaudi, viene celebrata l'intramontabilità della carta stampata che, penalizzata dalla minor rapidità di aggiornamento rispetto alle nuove tecnologie, ha però nella capacità di promuovere l'approfondimento una caratteristica in grado di garantirle ancora lunga vita. 


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