Dormire a Sarzana  in occasione di manifestazioni quali “il festival della mente” o “la soffitta nella strada” risulta talvolta impresa difficile.

Sarzana: festival della Mente

Ma, come quasi sempre accade nella vita, ogni problema ha più modi per essere risolto.

Dormire a Sarzana

Esistono infatti soluzioni altrettanto comode, probabilmente meno costose, e forse ancor più indicate per chi, oltre a partecipare agli eventi, desideri conoscere la  Lunigiana.

Un territorio bello e ricco di testimonianze storiche che alla Lunigiana sono valse anche l'appellativo di "terra dei 100 castelli".

B&B Eremo Gioioso camera il castagno

Una buona soluzione è rappresentata dal B&B EREMO GIOIOSO di Pontremoli, il comune più carico di storia fra tutti quelli della Lunigiana.

E non solo storie di imperatori, di re, di condottieri, ma anche di mercanti e uomini di fede: una numerosa galleria di personaggi che ha avuto riflessi anche nel tessuto urbano locale ricco di costruzioni militari, chiese e palazzi signorili.

E se i Dosi, ricchi commercianti, oggi, sono noti soprattutto a quanti hanno avuto l'opportunità di visitarne l'opulenta dimora in Via Armani Ricci, ben più conosciuti sono altri personaggi che a Pontremoli hanno soggiornato per un tempo più o meno lungo.

Carlo V, Federico II, Castruccio Castracani. Oggi poi, con la riscoperta del percorso Francigeno gode di particolare popolarità Sigerico, arcivescovo di Canterbury che, come scrisse nel suo diario, si fermò a dormire a Pontremoli, nel 990, al ritorno da Roma dove si era recato per incontrare il papa.

E Pontremoli ha visto anche la presenza del santo più amato dagli italiani,  San Francesco che, in questi luoghi, precisamente in Valdantena, attraverso la sua predicazione, restitui umanità  ad un'avida usuraia e, conseguentemente, consentì ai contadini impoveriti da anni di scarso raccolto, di venir liberati del peso che fino a quel tempo, la stessa, aveva loro imposto.

Sostando a Pontremoli, è possibile raggiungere Sarzana percorrendo i 38 km che separano queste 2 cittadine. Quindi, poco più di venti minuti di macchina, che potrebbero essere giustificati in vari modi. Il più epicureico dei quali è rappresentato dall'offerta gastronomica pontremolese che, come poche, riesce a coniugare una qualità non banale e prezzi popolari. 

Ma poi una volta giunti a Sarzana cosa c'è da vedere?

Molto.

Sarzana

Andiamo con ordine. Sarzana è una bella cittadina che già nel 963, governata dal Vescovo di Luni,  aveva fortificazioni in grado di consentire il controllo delle importanti vie di comunicazione fra la Toscana, la Liguria e l’Emilia Romagna.

In sostanza, collocata pochi km più a sud di Pontremoli, per vicissitudini e posizione strategica,  ha con quest’ultima molte assomiglianze che si spingono in la nel tempo.

In entrambe queste località, ad esempio, sono state rinvenute delle statue stele confermanti insediamenti umani già nel periodo neolitico.

Successivamente molte furono le vicende storiche che ebbero per teatro entrambe le città.

Sovente con i soliti protagonisti. I Medici, i Fieschi, i Malaspina, Castruccio Castracani e, perfino Dante Alighieri che si fermò alcune notti a dormire a Sarzana quando, su incarico di Franceschino Malaspina di Mulazzo, siglò la pace con il vescovo-conte di Luni .

Da tali frequentazioni, ed in particolare dall’essere stata sede Vescovile, a Sarzana è rimasto un patrimonio artistico ed architettonico di tutto rispetto e meritevole di essere visitato.

Per menzionare solo le testimonianze più importanti:

La concattedrale di Santa Maria Assunta

A) La concattedrale di Santa Maria Assunta, realizzata a metà del XIV secolo, situata nel borgo medievale di Sarzana e frutto dell’ampliamento della pieve intitolata a san Basilio che ivi si trovava da circa 2 secoli.

La chiesa, realizzata seguendo  stili architettonici tardo gotici toscani, si presenta a croce latina, divisa in tre navate, separate da arcate e colonne, nonché un'abside maggiore e due cappelle.

La copertura, in legno, è costituita da capriate a vista.

Le aree delle navate laterali sono state oggetto di ulteriori lavori nel XVII secolo.

In tale epoca infatti sono state realizzate le cappelle laterali e l'abside cui seguì ancora l’apposizione di 3 statue in facciata: quella di sant'Eutichiano al centro, di papa Sergio IV a sinistra e di papa Niccolò V a destra.

La Pieve di Sant'Andrea

B) La pieve di Sant'Andrea anch’essa collocata nel centro storico di Sarzana.

E' il più antico edificio della città essendo stata realizzata prima dell’anno 1000.

Tre secoli dopo le tre originarie navate furono trasformate in un'unica aula, si aprirono nuove e più ampie finestre e si procedette ad un abbellimento generale dell'edificio con monumenti interni e cappelle.   

La facciata odierna, più elevata rispetto a quella medievale, è costituita da un portone d'ingresso abbellito con un portale cinquecentesco in marmo bianco di Carrara con stipiti ornati da due cariatidi a seno scoperto, sormontato dalla stella ad otto punte, il   sidus, simbolo degli Anziani del comune di Sarzana.

Oratorio di San Girolamo

C) Oratorio di San Girolamo fu costruito nel 1473, a forma rettangolare, e con cappella intitolata alla Santissima Trinità e a san Girolamo.

Nel XVIII secolo fu oggetto di una ricostruzione con una nuova forma ottagonale e cupola ellittica che si sviluppa lungo un asse principale ingresso-altare maggiore, a cui si interseca ortogonalmente l'asse minore che collega i due altari laterali.

La volta è affrescata con una scena raffigurante la   Gloria di Dio tra gli angeli  , opera di un anonimo pittore genovese.

Sull'altare maggiore si trova una tela della   Crocifissione nella tradizionale iconografia con Madonna, San Giovanni e Santa Maria Maddalena.

Oratorio di Santa Croce

D) Oratorio di Santa Croce costruito in un periodo attorno al XV secolo a opera della Compagnia dei Disciplinanti.

Ha una struttura ad unica navata e non possiede una facciata vera e propria.

Gli unici ingressi infatti sono ubicati sul fianco destro.

Al suo interno è conservata una copia del   Volto Santo di Lucca   che, come narra la leggenda, arrivò  nel porto di Luni su una nave priva di equipaggio e fu a lungo conteso fra Sarzana e Lucca.

Alla fine prevalse quest'ultima che lo collocò nella propria cattedrale dove è tutt’oggi, oggetto di grande venerazione.

Oratorio della Misericordia

E) Oratorio della Misericordia  costruito nel XVI secolo sui resti di un pre-esistente edificio religioso si trova nel borgo storico di Sarzana.

Nella zona della cittadella di Firmafede.

L’edificio oggetto di modifiche tra i secoli XVI e XVIII ha un’ unica aula, rettangolare, con una piccola cupola e volte a botte e a vela.

I due altari laterali sono intitolati, quello a sinistra, alla   Beata Vergine del Crocifisso,   quello a destra, alla Madonna del Rosario  .

Esternamente, la facciata settecentesca presenta un portale dorico e timpano aggettante; annesso all'oratorio il campanile del 1888, ha un paramento in bugnato con due cornici marcapiano ed un muretto d'attico nel quale era ospitata la campana.

La chiesa di San Francesco

F) La chiesa e il complesso conventuale di San Francesco si trovano fuori le mura di Sarzana.

Realizzati agli inizi del 1200, sono accompagnati da una anacronistica credenza che li vorrebbe fondati da San Francesco, effettivamente transitato in Lunigiana, come ancora ricordato in una delle formelle che compongono il portale della chiesa di San Nicolò, a Pontremoli.

La chiesa presenta una facciata a capanna, aperta da un finestrone semicircolare che illumina l'interno.

Sopra il portale, una lunetta del XVII secolo rappresenta la  Vergine con il Bambino.

L'architrave in marmo raffigura San Bernardino da Siena circondato dal cordone francescano, segno della presenza dei frati francescani che, in seguito, nel 1462, lasciarono il posto ai Minori Osservanti.

L'impianto è a croce latina ad unica navata.

Nel transetto sinistro si trova il monumento sepolcrale del 1328 del figlio di Castruccio Castracani, Guarnerio degli Antelminelli, opera del pisano Giovanni di Balduccio, e, frontalmente, si trova la tomba del vescovo Bernabò Malaspina (1338).

Sulla porta della sacrestia è possibile ammirare una lunetta affrescata che rappresenta il   Cristo in pietà fra  Santa Chiara  e San Francesco, attribuita a Priamo della Quercia, fratello del più noto Jacopo.

La cappella centrale ospita il coro ligneo e l'altare maggiore settecentesco, ornato di putti marmorei con le statue di San Francesco e Sant'Antonio.

All’interno sono conservate diverse opere pittoriche e scultoree.

Nel primo altare destro la tela dell'  Adorazione dei pastori di Domenico Fiasella. 

Nel secondo altare la   Madonna in trono col Bambino e i santi Pietro, Girolamo, Antonio e Giovanni Battista   di Antonio da Carpena detto il Carpenino.

Nella cappella a sinistra della maggiore il dipinto della  Madonna in trono col Bambino e santi  , fedele riproduzione della tela di Andrea del Sarto, datata al 1528 , commissionata per questa chiesa e distrutta nella seconda guerra mondiale a Berlino.

Al quarto altare sinistro, ancora del Fiasella, è presente una  Madonna col Bambino e i santi Bernardino e Salvatore da Orta.

In controfacciata invece si può ammirarel'  Adorazione dei  Magi di Tommaso Clerici del 1656.

Infine, possiamo notare un particolare che ci ricorda come a Sarzana si siano svolte vicende storiche complesse coinvolgenti eserciti e compagnie di ventura.

A memoria della cinquecentesca presenza di truppe mercenarie tedesche,  al servizio della Repubblica di Genova, nel borgo di Sarzana sono tuttora visibili nella chiesa due particolari iscrizioni in lingua latina e in austro bavarese arcaico, testimonianze rare se non uniche di questo genere in Italia.

La prima (una lapide) si trova nella parete della facciata interna e ricorda un porta insegne deceduto nel 1528.

La seconda (un bassorilievo) è posizionata all'esterno della chiesa, sopra la porta sinistra della facciata, e testimonia la fondazione nel 1577 di un cimitero per mercenari tedeschi.

I due personaggi rappresentati, inginocchiati sotto la croce di Cristo, raffigurerebbero il capitano delle milizie tedesche e il capitano della guarnigione di Sarzana.

Chiesa di Nostra Signora del Carmine

G) Chiesa di Nostra Signora del Carmine, da il nome all’intera via, via del Carmine.

Collocata al di là delle mura, tra il lato sud della Muraglia quattrocentesca e l'oratorio della Santissima Trinità.

La chiesa fu edificata nella metà del XVII secolo lungo la strada d'accesso alla porta della Dogana, quando si consolidò il quartiere esterno alle mura rinascimentali, soprattutto dopo il 1748 a seguito del disarmo delle fortificazioni della città.

Comprende una pianta centrale, ad aula unica, con quattro ampie cappelle in corrispondenza degli assi principali.

All'interno sopra l'altare maggiore si trovano una suggestiva  Madonna con il Bambino   e i SS. Carlo Borromeo, Bernardino da Siena   e Antonio di Padova  opera del pittore vicentino Francesco Maffei, uno dei più importanti pittori veneti del XVII secolo.

Chiesa di San Giovanni Battista o dei Cappuccini fuori le mura del centro storico.

Fuori dal borgo storico sarzanese, su una piccola collina, si trova questo edificio realizzato nel 1578.

Al suo interno contiene una tela del genovese Giovanni Battista Paggi ritraente la   Madonna col Bambino tra i santi Giovanni Battista e Francesco  , databile al 1615, e un dipinto (nel primo altare) del sarzanese Domenico Fiasella raffigurante la   Madonna col Bambino tra i santi Francesco e Felice da Cantalice

Chiesa parrocchiale di San Martino

H) In località Sarzanello si trova la Chiesa parrocchiale di San Martino  costruita nella seconda metà del '700 e dedicata a San Martino Vescovo.

Nella stessa è possibile ammirare un grande dipinto di Domenico Piola raffigurante la Vergine Maria, Gesù bambino e San Francesco oltre ad un bassorilievo della   Madonna col Bambino con angeli e santi   e altre statue.

Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano

I) Chiesa parrocchiale dei Santi Fabiano e Sebastiano nella frazione di Falcinello.

Inizialmente era solo una cappella, edificato in epoca medievale presso il locale castello dei vescovi di Luni, oggi non più esistente.

Agli inizi del XIV secolo venne completamente ricostruita in stile architettonico romanico e gotico e, contemporaneamente, venne realizzato il campanile.

Al suo interno  sono conservati due dipinti del pittore Domenico Fiasella uno, la   Madonna con Santi, restaurato recentemente.

Chiesa di San Lazzaro

L) Chiesa parrocchiale di San Lazzaro presso l’omonimo quartiere, conserva uno dei più rappresentativi dipinti dell’opera pittorica del Fiasella.

Il quadro raffigura san Lazzaro, ferito, con accanto il suo cane, implorante la Vergine Maria per la protezione di Sarzana, raffigurata ombrata nel dipinto.

Chiesa di Santa Caterina

M) Chiesa parrocchiale di Santa Caterina.

In posizione rialzata dalla principale arteria stradale, la provinciale 62 della Cisa, fu edificata nel corso del XVII secolo presso l’allora borgo di Santa Caterina.

La struttura, non molto grande, presenta un’unica navata.

In questa chiesa è conservata una statua raffigurante la Madonna in legno policromo.

Inoltre, nella stessa, trovano spazio due dipinti della scuola pittorica genovese, forse opera di Giovanni Andrea De Ferrari: la   Visitazione a santa Elisabetta   e Noli me tangere.

Una ulteriore tela, quella della   Madonna col Bambino e Santi , del Seicento, riprende un uguale dipinto del pittore Andrea del Sarto, commissionato inizialmente per il locale convento dei Domenicani, e trasferito qui successivamente.

Oratorio della Trinità

N) Oratorio della Trinità .

L’oratorio della Trinità si trova fuori dell’antica cinta muraria, in via Pecorina.

Eretto alla fine del XVII secolo è stato riportato al suo antico splendore dopo secoli di incuria.

Al suo interno è visibile una pregevole volta affrescata, opera di Stefano Lemmi.

Il centro storico di Sarzana è inoltre ricco di palazzi signorili, fatti costruire dalle nobili famiglie per propria dimora.

Palazzo Benedetti

A) Palazzo Benedetti, già palazzo Mercadanti, del XVIII secolo. Il palazzo realizzato nel XVIII secolo è stato però pesantemente rimaneggiato nel tempo.

Nella facciata si evidenzia il decentramento del portone principale, che dà accesso al piano nobile, sovrastato dallo stemma della famiglia: un leone rampante, coronato, con palma.

Di particolare eleganza il cornicione, sorretto da mensole alternate a motivi decorativi.

L’atrio presenta un pavimento a scacchiera e una copertura a botte unghiata, sorretta da lesene con capitello lineare.


Nello stesso sono collocate tre statue in terracotta colorata raffiguranti Dante, Petrarca e Ariosto e materiale vario, probabilmente proveniente dagli scavi di Luni.


Alla parete destra un bassorilievo in pietra di recupero.

A fianco della prima rampa di scale è situato un monumento funebre con urna cineraria, a memoria di un giovane della famiglia dei Remedi, imparentata con i Benedetti.


Il monumento si trovava originariamente nella villa di campagna dei Remedi ed è stato trasferito qui all'inizio del secolo scorso.

Palazzo Berghini

B) Palazzo Berghini, situato in Via Mascardi, è stato costruito per la famiglia De Benedetti, in stile rinascimentale, passerà poi di proprietà ai Berghini che lo restaureranno nel Settecento e successivamente ancora nel XVIII secolo.

Nel salone del primo piano sono presenti notevoli affreschi.

Ha un grandioso scalone con ringhiera in ferro battuto di foggia francese, notevoli affreschi nei saloni del primo piano.

Palazzo Brondi-Pini

C) Palazzo Brondi-Pini del XV secolo.

Una dimora realizzata in stile rinascimentale dotata di un elegante e spazioso atrio. 

Palazzo Casoni

D) Palazzo Casoni del XV secolo, edificato da Agostino Favoriti.

Situato in Via Fiasella, questo importante palazzo, di stile rinascimentale, ha preziosi affreschi nei saloni del primo piano.  

E' stato edificato da Agostino Favoriti segretario   "ai brevi"   di tre Papi.

I Casoni, ascritti nel sec. XVI alla nobiltà di Sarzana, ricoprono numerose cariche tra gli Anziani. Nei secoli XVII-XVIII due appartenenti a questa casata otterranno un'investitura cardinalizia: il cardinale Lorenzo e il cardinale Filippo.

Il cardinale Filippo, figlio del Magnifico Niccolò, parte giovanissimo per Roma e svolge alcune missioni diplomatiche a Nimega, a Napoli come nunzio.

Nominato arcivescovo di Cesarea, nel 1706 è designato cardinale col titolo di San Pietro in Vincoli.

È a capo della legazione di Ferrara, poi di Bologna.

Nel 1715 costruisce a proprie spese la cappella del Preziosissimo Sangue, dotandola di marmi pregevoli, dove è pure conservato il Crocifisso di Mastro Guglielmo (1138), nella cattedrale di Santa Maria Assunta.

Il cardinale Lorenzo, figlio del magnifico Leonardo Casoni, nasce nel 1733 e studia a Roma.

Appena giovane prelato, è designato governatore di Spoleto, vicelegato di Avignone (che è uno stato pontificio), nunzio alla corte del re di Spagna.

Il papa Pio VII lo eleva alla dignità cardinalizia col titolo di Santa Maria degli Angioli. 

Questa casa fu poi proprietà della nobile famiglia degli Spina da cui nacque, nel 1756, il Cardinale Giuseppe Spina che ebbe un ruolo importantissimo negli eventi storici dell'epoca.

Giuseppe Spina, laureatosi in Giurisprudenza a Pisa, si stabilì a Roma dove fu prima auditore del maggiordomo del Papa, poi prelato domestico.


Nel 1798 tornò in Toscana presso il Pontefice Pio VI che lo nominò arcivescovo di Corinto.

Spina poi rimase in Francia con l'esule pontefice fino alla morte di questi avvenuta nel 1799.

Il Cardinale Consalvi, segretario di stato di Papa Pio VII, a conoscenza della stima che Napoleone nutriva nei confronti dello stesso Spina, in virtù forse del comune luogo di origine, lo invitò a Parigi per trattare con il Primo Console il Concordato tra la Francia e lo Stato Pontificio.

Il 5 novembre del 1800 Spina, assistito da padre Caselli giunse a Parigi dove fu subito ricevuto da Tayllerand.

Le trattative furono lunghe ed estenuanti ed il 15 luglio 1801 il concordato fu firmato da Giuseppe Bonaparte, Cretet e Bernier per la Francia, Consalvi, Spina e Caselli per la Santa Sede.

Nel 1802 lo stesso Spina condusse le spoglie di Pio VI dalla Francia alla Basilica di San Pietro.

In quello stesso anno il pontefice Chiaramonti (Pio VII) lo innalzò alla porpora cardinalizia sotto il titolo di S. Agnese fuori le Mura.

Fu quindi Arcivescovo di Genova poi, dopo un breve soggiorno a Roma, Legato di Forlì e quindi di Bologna.

Nel 1824 tornò a Roma dove fu Prefetto di segnatura di Giustizia fino alla sua morte, avvenuta nel novembre 1828.

In questa sua casa ospitò, nel 1809, Papa Pio VII che si trovò a passare da Sarzana durante il suo trasferimento a Savona, luogo dell'esilio ordinato dall'Imperatore Napoleone.

Palazzo De Benedetti

E) Palazzo De Benedetti del XVI secolo.

Voluto dal cardinale Filippo Calandrini, il quadrangolare edificio fu edificato nel luogo dove - in epoca medievale - sorgeva il palazzo del Comune.

E' il luogo in cui, come riportato nei documenti storici del 1306, Dante Alighieri, nel ruolo di ambasciatore per la famiglia Malaspina, arrivò ad un accordo di pace con il vescovo di Luni Antonio Nuvolone da Camilla (Pace di Castelnuovo).

Nel 1560 il palazzo passerà ai discendenti della famiglia De Benedetti che daranno corso ad un  rinnovamento pittorico delle sale con affreschi del pittore sarzanese Luigi Belletti.

Palazzo Fiori

F) Palazzo Fiori, del XIX secolo, restaurato nel corso dell'Ottocento dalla famiglia Capitani.

La facciata presenta un piano terra con un portale centrale in marmo bianco, su ogni lato si aprono due archi sempre in marmo.

Alle cinque finestre del piano nobile si sostituiscono nell’ultimo piano piccole finestre, impreziosite però da ghirlande marmoree.

L’atrio rettangolare è piuttosto semplice.

Il pavimento è in marmo e le volte a crociera.

Sui lati si aprono quattro nicchie destinate ad accogliere busti o statue di cui rimangono ancora visibili i piedistalli.

Sul portone d’ingresso la scritta di Orazio “  Me expectat serena senectus”    allude forse alle aspettative del proprietario di vivere a lungo in questa dimora.

Purtroppo tali aspettative non poterono realizzarsi. Infatti la morte prematura della moglie lo spinse ad abbandonare anzitempo questa abitazione.

Palazzo Fontana

G) Palazzo Fontana. In origine fu residenza del marchese Bordigoni, poi dei Sarteschi, finché, nel 1937, la famiglia dello scultore Carlo Fontana(1865 - 1956) - prozio dell’attuale proprietaria - lo acquistò.

L’ingresso al palazzo è quasi di fronte al monumento ai Caduti di Piazza Matteotti, opera dello stesso Fontana, inaugurato l’8 luglio 1934.

Sempre in Sarzana, Fontana ha realizzato il monumento a Garibaldi nella piazza omonima.

Lo scultore gode comunque di fama nazionale.

Ha realizzato per l’Altare della patria a Roma la quadriga di sinistra, di cui al piano nobile di questo palazzo è possibile ammirare un modello di creta, in scala.

Nell’atrio si possono ammirare molte opere dell’artista, quali:

Tommaso Campanella in carcere. Un  alto rilievo con il quale Carlo Fontana nel 1891 vinse il primo concorso nazionale di scultura bandito dal Regno d‘Italia.

Il filosofo assorto nei suoi pensieri non ascolta la sentenza di morte e il secondino, in alto a sinistra, lo osserva incredulo perché non si è lasciato piegare dalle torture.

Nudo di Atleta  : nudo mutilo di atleta in bronzo risalente al 1908.

Il bastone posto alle spalle dell’uomo simboleggia il lavoro.

Particolare curioso: manca la parte superiore della statua perché era stata calcolata male la quantità di bronzo necessaria alla fusione.

Anche incompleta la statua risultò un capolavoro e fu pertanto esposta in molteplici mostre.

Gesù scaccia i profanatori dal tempio  : calco in gesso. L’opera in marmo è esposta nel museo di San Paolo in Brasile.  

Prometeo liberato  : il marmo rappresenta un giovane che corre dopo aver rubato il fuoco agli dei per sottrarsi alla loro ira.  

Fu progettato per essere inserito in un faro monumentale per Genova in ricordo del poeta Shelley.

La Sibilla delle Apuane  : scultura in terracotta che rappresenta l’attesa delle previsioni della Sibilla circa il futuro della popolazione romana.

Capitello colonna  : è in terracotta.

Il resto della colonna coclide in bronzo è conservato a Roma ma non fu mai completata.

Vi è raffigurata una interpretazione dell’unione europea con i vari stati personificati.

Interessante è riflettere sulla data di realizzazione, 1938, in quanto testimonia quanto l’artista anticipasse le moderne idee di un Europa unita.

Gessi monumento ai caduti di Tivoli  : realizzato in onore dei caduti in guerra (1930).

L’immagine rimanda all’eroismo greco-romano, i corpi dei soldati infatti sono nudi, vestiti solo della loro eroicità.

Lo stesso particolare dello scudo su cui i caduti sono riportati alla loro terra che richiama il motto“  o con lui o sopra di lui” rimanda al monito delle madri e mogli degli antichi guerrieri spartani: il ritorno senza scudo avrebbe significato codardia.

Autogenesi: l’uomo che si crea dalla materia. La sua realizzazione in marmo fu donata dalla famiglia alla città di Carrara.

Busto di Terenzo Mamiani  : in bronzo, fu commissionato dalla famiglia Mamiani ma non arrivò mai a destinazione.

Principessa: busto in marmo rappresentante una duchessa amica dello scultore.

Palazzo Lucri

H) Palazzo Lucri, Nell'angolo di nord-est, sulla parte sinistra, di piazza Matteotti, sorge Palazzo Lucri.

Già Parentucelli-Calandrini è un palazzo imponente.

Il palazzo è appoggiato su un ampio porticato.

La facciata è decorata da un doppio medaglione raffigurante la Vergine Immacolata e San Giuseppe e una colonna del portico reca lo stemma della famiglia papale.

Qui,  il 15 novembre 1397 è nato Tommaso Parentucelli.

Figlio di  Andreola di ser Tomeo di Verrucola dè Bosi (di Fivizzano) e Bartolomeo Parentucelli medico sarzanese, assurgerà al soglio papale con il nome di  Niccolò V.

All'interno, all'altezza del primo pianerottolo del vano scale, si trova lo stemma papale in marmo di Carrara, opera del sec. XV recante le sigle N.PP.V (Niccolò Papa V).

All'esterno sulla facciata è collocato lo stemma marmoreo di forma circolare di Antonio Maria Parentucelli, vescovo di Luni-Sarzana.

La presenza di questo manufatto conferma che la casa fu abitata da altri membri della famiglia Parentucelli.

Antonio Maria Parentucelli fu il primo vescovo lunense con la nuova denominazione della diocesi Luni-Sarzana.

Canonico della cattedrale di Bologna (1465), titolare di diritto canonico nello studio di quella città dal 1466 al 1468, vescovo di Luni-Sarzana dal 1469 al 1485, anno della sua morte.

Palazzo Magni-Griffi

I) Palazzo Magni-Griffi del 1783. Il palazzo apparteneva ai Magni, originari di Como che si erano stabiliti a Sarzana nel sec. XVI con Bernardo, architetto militare di Carlo V.

La famiglia si imparentò poi con la nobile famiglia sarzanese dei Griffi.

Il palazzo è un significativo esempio di classicismo settecentesco, costituito da 4 piani, che nella loro struttura essenziale preludono all'avvento del Neoclassicismo.

La facciata sobria ed elegante nella essenzialità compositiva risale al Settecento.

Priva di ogni elemento decorativo, presenta solo la geometria delle cornici, in un gioco composito curvilineo e triangolare dei timpani.

Un regolare bugnato liscio circonda le finestre del piano terreno che presenta un ampio portale in marmo, costituito da due lesene scanalate con capitelli dorici e sormontato da una pregevole architrave che richiama la decorazione del tempio greco.

Il piano superiore alterna finestre timpanate ad altre con frontone curvilineo.

L’atrio dispone di  4 colonne tuscaniche in marmo bianco, impostate su un alto basamento, destinate a sorreggere le volte.

Tale schema compositivo (a colonne e a volte) si ripete in ogni piano, conferendo all’insieme - ingresso e scale - un impronta scenografica di gusto ancora barocco che conferisce animazione allo spazio, grazie al gioco di colonne e balaustre che filtrano la luce proveniente dal cortile interno.

I soffitti sono a crociera sulle rampe e a botte in corrispondenza del pianerottolo.

Nell’atrio si trovano lapidi ed iscrizioni latine di incerta provenienza che fanno riferimento alle arti e ai mestieri.

Interessante è il cortile interno alle cui pareti si trovano tracce di un dipinto a soggetto agreste molto danneggiato.

Palazzo Neri

L) Palazzo Neri del 1840.

Costituito da una facciata composita e sobria, ha al suo interno le sale tutte affrescate.

Il palazzo della famiglia Neri é un antico palazzo di piazza Niccolò V, con la severa facciata neoclassica che prospetta proprio la cattedrale.

Nel XVI secolo l’antica costruzione faceva parte del complesso del monastero di clausura delle Clarisse.

Dopo la rivoluzione francese fu adibito ad albergo,“  Locanda della posta”.

Le carrozze dei viaggiatori più altolocati posteggiavano del resto proprio nella piazza su cui insiste la struttura.

In quell’albergo, nel 1839, pose fine ai suoi giorni Carlotta Buonaparte, nipote di Napoleone I.

Questo triste episodio contribuì probabilmente alla chiusura dell’albergo e l’anno dopo, 1840, il palazzo fu acquistato e poi ristrutturato dal Pietro Neri, che era un sarzanese assai facoltoso.

I restauri portarono tra l’altro ad abbellimenti importanti, con gli ampi scaloni di marmo pregiato, con i grandi saloni affrescati e con la realizzazione delle volte a vela dei piani superiori.

L’antico orto delle Clarisse, con il suo pozzo ottagonale, divenne un bel giardino lastricato in pietra.

Una vasca ottagonale, nella parte più elevata, venne contornata da quattro statue di marmo rappresentanti le quattro stagioni.

Palazzo Picedi-Benettini-Groppallo

M) Palazzo Picedi-Benettini-Groppallo del 1720.

Il palazzo sorge su fondazioni medievali di cui non rimane più traccia.

Ha un impianto tardo rinascimentale toscano.

La facciata settecentesca è caratterizzata a piano terra da bugnato liscio in pietra che conferisce severità all’insieme.

Pregevoli grate in ferro battuto, opera dei fabbri sarzanesi, sono collocate alternativamente a portali in marmo.

Le grate sono la testimonianza di una tradizione sarzanese che dalle lontane origini è giunta sino alla prima metà del Novecento: la produzione del ferro battuto artistico. (Altra simile testimonianza è rappresentata dal lampione in Piazza Matteotti, angolo Caffè Costituzionale).

Sul portale d’ingresso del palazzo è ancora visibile lo stemma gentilizio delle famiglia.

Al piano nobile la facciata presenta il tipico schema rinascimentale di finestroni ornati da frontoni alternativamente triangolari e curvilinei, completati da motivi floreali.

All’ ultimo piano ci sono ancora sette finestre rettangolari, sorrette da balaustre a colonnina.

L’atrio presenta busti in marmo raffiguranti imperatori romani.

Di particolare interesse la cancellata in ferro battuto che si trova sul fondo dell’atrio, con funzione difensiva.


Nel cortile, che risulta decentrato rispetto all’ingresso, sono posizionate due conche in marmo con mascheroni, che raccoglievano l’acqua piovana confluente tramite un canale addossato agli angoli dello stesso e un pozzo.

La scala è in pietra di Lavagna e il pavimento a scacchiera bianco e grigio.

Il palazzo ha ospitato illustri personaggi quali Maria Luigia duchessa di Parma venuta per assistere all’apertura dei lavori per la via della Cisa.

Papa Pio VII durante il suo soggiorno in Sarzana concesse alla Cappella del Palazzo il privilegio di Cappella Gentilizia.

Palazzo Podestà-Lucciardi

N) Palazzo Podestà-Lucciardi.

Il palazzo quadrangolare è un raro esempio di architettura neoclassica.

Realizzato su progetto di Carlo Barabino, lo stesso che progettò il teatro Carlo Felice di Genova, per la famiglia Podestà.

Una famiglia di raffinati collezionisti di quadri ed opere d’arte.

Nel palazzo sarzanese viene espresso un classicismo costruito, ragionato attraverso l'uso del bugnato appiattito, richiamato dall’altana a forma di tempietto, caratterizzato da un ordine di colonne doriche.

Il piano terra è decorato a bugnato che si allarga a ventaglio sugli archivolti delle cinque porte uguali.

Fra questi, spicca il portone centrale con i battenti originari.

L’edificio si sviluppa in tre piani che si differenziano notevolmente nell’altezza dei soffitti.

Il piano nobile infatti ha cinque ampie finestre rettangolari, di cui quella centrale presenta un terrazzo con balaustra a colonnine in marmo.

Al secondo piano le finestre sono ridotte ad 1/3 di altezza.

L’atrio di ampie dimensioni ha una pavimentazione a scacchiera bianca e grigia.

La volta principale poggia su quattro colonne di ordine dorico in muratura con capitello in marmo bianco.

Ai lati mascheroni umani classici.

La parte anteriore dell’atrio è caratterizzata da un allargamento con volta a crociera e presenta un rosone con un pregevole lampadario in ferro battuto.

Palazzo Remedi

O) Palazzo Remedi del XIV e XVII secolo.

Il palazzo è il risultato di diverse fasi costruttive.

Il porticato marmoreo del XIV secolo è quanto rimane del palazzo originario.

Il portone principale ad arco marmoreo risale invece al XVIII sec. ed è sovrastato dallo stemma dei marchesi Remedi.

Di altri stemmi, scalpellinati nel periodo della rivoluzione francese, rimangono segni sulla facciata.

La facciata piuttosto lineare presenta solo un marcapiano tra piano terra e piani superiori.

L’atrio ampio ha forma rettangolare, interrotto da pilastri a sezione quadra.

Statue e medaglioni del Seicento e Settecento e una grande ninfa del Seicento conferiscono una certa monumentalità all’insieme.

Palazzo Roderio

P) Palazzo Roderio, sede del municipio, edificato tra il XV secolo e il XVI secolo.

Sobrio e solenne edificio alla cui realizzazione posero mano più architetti.

Il primo progetto per un nuovo palazzo del Governo, per celebrare la qualifica di città riconosciuta a Sarzana nel 1465, risale al 1466 ad opera di un certo   Antonio da Lucca.

La costruzione iniziò nel 1466, ma non fu portata a termine.

Nel 1473 ebbero inizio i lavori per l’edificazione di un nuovo palazzo, ma anche questi furono interrotti dalla conquista della città da parte di Genova.

L'impronta rinascimentale si deve al progetto di   Giuliano da Maiano   (1473) con cui proseguì la costruzione ad opera dei Fiorentini.

Passata la città, agli inizi del '500, sotto il dominio del Banco di San Giorgio la costruzione venne ultimata da   Antonio Roderio.

Quest'ultimo vi apportò modifiche sostanziali echeggianti forme genovesi (palazzo Doria).

In particolar modo queste si rinvengono nel cortile, sulle cui pareti si trovano stemmi ed insegne dei Podestà che hanno retto le sorti della città, insieme a memorie lapidee provenienti da vari edifici sarzanesi distrutti.

Nel 1554 terminò la costruzione (come ricorda la scritta posta sull'architrave della porta di ingresso alla sala del Consiglio Comunale.

E, non a caso, proprio sul frontale della scalinata venne posto l'immagine marmorea di San Giorgio che sconfigge il drago.

L'opera, originariamente, era posta nell'antica loggia della Dogana dove, nel 1400, si trovava l'unica porta della cinta muraria.

Nel 1800 fu aggiunto il portico prospiciente piazza Luni ed il terrazzo, sostenuto da due colonne, verso piazza Matteotti, sovrastante la porta principale.

Questa immette in un ampio cortile quadrato, circondato da un colonnato in marmo che sorregge le logge superiori.

Nel cortile sono conservati frammenti marmorei provenienti dall’antica città di Luni, stemmi di famiglie patrizie sarzanesi e il sarcofago del giureconsulto   Benedetto Celso.

Al piano superiore, a lato della porta d’ingresso della sala consigliare, è murato un bassorilievo del XVI sec. raffigurante San Giorgio che uccide il drago e che, un tempo, era collocato nella   "loggia dei soldati", presso la porta principale della città.

Palazzo Sartori

Q) Palazzo Sartori del XIV secolo.

Assieme al vicino palazzo Neri faceva parte del quattrocentesco convento delle Clarisse.

Il palazzo verrà nel 1850 restaurato dalla marchesa Aurelia Pareto Spinola, moglie del marchese Alessandro Magni Griffi e già vedova del nobile Ilario Lari.

Palazzo Tusini

R) Palazzo Tusini In Via Mazzini.

Il palazzo Tusini fu costruito dalla famiglia nobile dei Bernucci nel tardo ‘500, presumibilmente su una preesistente casa-torre medioevale, di cui sono state trovate tracce nei lavori di restauro.

Di esso, si ha notizia, da un resoconto di una visita pastorale del 1580 fatta per controllare l’applicazione dei canoni del Concilio di Trento.

Il Vescovo di Sarzana, che non gradiva tale intrusione, rifiutò di ospitare il legato dell’episcopio che venne alloggiato nel palazzo attiguo della famiglia Bernucci.

Quale forma avesse il palazzo al tempo è difficile stabilire, certo occupava l’area che dall’angolo sud arriva sino al portone principale.

Nel tempo il palazzo ha subito vari rimaneggiamenti anche in altezza.

La forma attuale risale al ‘700, quando la maggior parte dei palazzi nobiliari sarzanesi subì delle trasformazioni.

La sobria facciata risale appunto al secolo XVIII e ha la sua caratteristica principale nella purezza delle linee.

Le finestre sono sovrastate da timpani spezzati includenti eleganti motivi a conchiglia.

Fino al 1850 il palazzo fu abitato dai Bernucci che lo cedettero, forse per il sopraggiungere di necessità economiche, alla famiglia borghese dei Tusini.

L’atrio presenta affreschi neoclassici.

Il soffitto è ancora quello originario, in buono stato di conservazione ha subito solo un recente intervento limitatamente ad alcune zone che in seguito allo scoppio di una granata nella seconda guerra mondiale presentavano dei fori.

Esso presenta la figura di Flora con alcuni putti.

Per quanto riguarda gli affreschi laterali essi hanno subito vari rimaneggiamenti, anche perché l’atrio, prima dell’ultimo intervento di risanamento presentava gravi problemi di umidità ed ad un occhio attento è avvertibile la presenza di due mani diverse.

L’affresco originario di buona fattura è probabilmente l’ultimo a destra, raffigurante una donna in abiti settecenteschi.

Le altre figure femminili, in abiti romani, risultano artisticamente inferiori.

Il pavimento è stato ricostruito secondo il disegno originale con marmo bianco e grigio.

Essendo lo stesso che troviamo nella cattedrale di Santa Maria ci consente di stabilire con esattezza la data di posa, risalente, secondo quanto dice la scritta della cattedrale, a fine ‘800 e inizi ‘900.

Allo stesso periodo risale presumibilmente la scala in marmo; originariamente, infatti, la scala era in ardesia, materiale troppo povero per i nuovi proprietari, che secondo il gusto del tempo preferirono appunto il marmo.

Originariamente esse, inoltre, erano inclinate per permettere ai muli portanti derrate alimentari di arrivare ai piani superiori.

Al rimaneggiamento ottocentesco risale anche la decorazione della scala, più enfatica rispetto alle decorazioni precedenti e assimilabile al gusto di fine ottocento.

Nel  cortile   si trovano ampie vasche destinate a contenere olio.

Dalla loro presenza, così come dai resti di un enorme stadera, si può intuire che la famiglia Bernucci derivasse le proprie ricchezze dalla terra.

Nel cortile è presente anche un pozzo, la cui posizione non è oggi centrale probabilme

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