Dormire a Pontremoli od in uno dei suoi borghi

Perché dormire a Pontremoli e dintorni è una scelta intelligente?

Perché dormire a Pontremoli consente di essere nel centro più importante della Lunigiana

Perché dormire a Pontremoli consente di imboccare l’autostrada ed in breve tempo raggiungere le principali città d’arte del centro Italia (Pisa, Lucca, Firenze, Genova, Parma)

Perché dormire a Pontremoli consente di raggiungere in poche decine di minuti le località costiere più gettonate (5 terre, Viareggio, Forte dei Marmi) senza peraltro doverne subire il sostenuto livello dei prezzi ivi richiesti

Perché dormire a Pontremoli, ed ancor più in uno dei suoi borghi immersi nel verde, quale la Valdantena, consente di trascorrere vacanze ritempranti all’insegna della natura, del relax e del buon cibo

Perché, per quanti non vogliono utilizzare mezzi di trasporto privati, dormire a Pontremoli permette di utilizzare i numerosi treni che transitano dalla sua stazione diretti verso Parma, Firenze e Genova

Pontremoli è una cittadina della Lunigiana, probabilmente quella che meglio ne rappresenta le caratteristiche migliori.

Non solo infatti condivide con il resto della Lunigiana un ambiente naturale ricco e variegato. 

Non solo è attraversata da due fiumi pescosi e ricchi di acque assolutamente trasparenti ed incontaminate, il fiume Magra ed il torrente Verde. 

Non solo il suo centro racconta secoli di vicende storiche dalle quali possono essere estratti due testimonianze esemplari : 

1) nel 1249, nella piazzetta San Geminiano, ancora presente nel centro storico, con lo stesso nome, Federico II, dopo averlo fatto trascinare in catene fin da Cremona,  fece accecare Pier delle Vigne, che, suo fido consigliere in passato, si era dimostrato indegno della fiducia accordatagli. 

2) Quello che oggi è il simbolo di Pontremoli, il campanone, venne fatto erigere nel 1322 da Castruccio Castracani. 

Doveva garantire una netta divisione fra la parte guelfa e quella ghibellina, al tempo ferocemente in discordia, unitamente ad altre 2 torri, una divenuta oggi il campanile del duomo di Santa Maria e l’altra, ridimensionata ed inglobata nel palazzo vescovile. 

Ma Pontremoli presenta anche una inusuale quantità di palazzi di famiglie di ricchi commercianti, alcuni divenuti nobili a seguito dell'acquisto del titolo.

Gli stessi, sotto questo aspetto ahinoi poco è cambiato, nel XVII e XVIII secolo, eleggevano infatti Pontremoli a loro dimora perché, mantenuta “zona franca” da parte del Granducato di Toscana, garantiva non banali vantaggi a quanti traevano ricchezza da traffici commerciali con l’allora floridissimo porto di Livorno.

I palazzi, eleganti, solitamente a tre piani, erano realizzati secondo uno schema classico che prevedeva un accesso "pubblico" sulla strada principale e uno "riservato" affacciato sul fiume messi in collegamento tramite un cortile voltato.

Il piano terra era occupato dalle botteghe mentre, nel primo piano, quello nobile avevano il loro appartamento e la sala di rappresentanza i signori. 

Al terzo piano invece trovava posto la servitù. 

Infine, nei locali sotterranei erano ricavati spazi dedicati alla conservazione delle merci e alle stalle per gli animali, muli e cavalli transitanti lungo la via della Cisa. 

Partendo da nord, da porta Parma, troviamo accanto alla chiesa di San Nicolò il Palazzo di Sforzino Sforza, antico signore di Pontremoli.

Un edificio rinascimentale con facciata a bugnato liscio e portale decorato da colonne con un architrave decorato ad ovuli e grandi finestre ad arco. 

Proseguendo poi verso piazza Duomo, incontreremo una serie di palazzi ( Camisani, Caimi, Zucchi Castellini), del XVIII secolo, accomunati  dalla facciata neoclassica ed affrescati da uno dei maggiori esponenti di quella scuola che viene definita “barocco pontremolese”, Nicolò Contestabili, e sovente impreziositi dagli stucchi della bottega dei Portugalli. 

Palazzo Ricci Armani, invece ha una bella facciata rococò sulla quale è apposta una lapide che unitamente alla data, 1781, riporta il motto del casato: "Aedifica quasi semper victurus vive quasi statim moriturus". 

Subito dopo ci si imbatte in casa Necchi che, un tempo albergo denominato Pavone, ha ospitato in diverse circostanze Maria Luigia e Carlo III di Borbone.

Una volta giunti in piazza Duomo, di fronte all’edificio da cui trae il nome, si trova il palazzo Vescovile che, attraverso una scala a doppia rampa al centro della facciata neoclassica, invita il turista ad entrare per una visita al museo diocesano. 

A fianco ad esso c’è il palazzo Maracchi sulla cui facciata si possono notare un mascherone ed un putto.  

Nella piazza successiva, immediatamente adiacente, ha sede il palazzo comunale edificio che, in altra epoca ha ospitato anche un papa, Paolo III. 

Si tratta di una austera costruzione con loggiato, cortile interno ed una bella sala di rappresentanza arricchita da opere fra le quali spicca quella in cui è rappresentata la tela della Crocifissione con San Geminiano. 

Di fronte ad esso il palazzo che, ostentante lo stemma dei Lorena, fino a poco tempo fa ospitava il tribunale. 

Subito dopo la dimora signorile più grande di Pontremoli, palazzo Pavesi, dotato di oltre 100 stanze, è l’unico edificio storico che dispone di 3 facciate. 

Realizzato tra il 1734 e il 1745, anch’esso è opera di un architetto, esponente della scuola del barocco pontremolese, assurto a notevole fama nell’epoca, Giovan Battista Natali.

Subito dopo incontreremo quella che viene chiamata Cà di piazza, in realtà Palazzo Bocconi, realizzato dai Venturini nel XVII secolo, sull’impianto dell’antica chiesa di San Giovanni che era andata distrutta. 

Il palazzo ha un cortile interno con uno sbocco suggestivo su un giardino affacciato su una sponda del torrente Verde.

Proseguendo ancora e imboccando via Ricci Armani, non si può non notare il Palazzo Dosi Magnavacca, che progettato nel 1743 dal Natali sopra menzionato, è arricchito da numerosi affreschi fra i quali uno celebrativo nel salone principale, il Trionfo dei Dosi.

E proseguendo ancora la casa-torre Trincadini e poi, superate le Quattro Strade e imboccando Via Cavour, di nuovo una teoria di palazzi nobiliari fino alla torre dei Seratti. Palazzo Malaspina: facciata barocca e un portale con doppia cornice. 

Palazzo Noceti, quattrocentesco ed ancora il barocco Palazzo Bologna Cavalli sul quale spicca un grande portale decorato con anfore e conchiglie. 

Infine Palazzo Pizzati, realizzato nel XVIII secolo.  

Inoltrandoci poi sul ponte del giubileo, oltrepassato l’oratorio di Nostra Donna e la Torre di Castelnuovo, in Via Mazzini troviamo ancora una ininterrotta sequenza di palazzi importanti: Palazzo Parassacchi; Palazzo Petrucci, del XVIII secolo, con alcune statue michelangiolesche in facciata ed affrescato all’interno da Francesco e Giovan Battista Natali; Palazzo Buglia, in stile barocchetto e Palazzo Curini Galletti. 

Sul lato opposto Palazzo Negri, anch’esso progettato da Giovan Battista Natali con giardino aggettante sulla sponda del fiume Magra, Palazzo Maracchi, arricchito da un imponente portale con volute, Palazzo Zucchi in puro stile seicentesco, Palazzo Damiani, realizzato nel  XVIII secolo, con mascheroni posti sopra le finestre ed  affrescato da Niccolò Contestabili. 

Purtroppo quest’ultimo, oggi forse oggetto di attenzione tesa al recupero, è stato lasciato per troppo tempo disponibile ad incursioni che lo hanno progressivamente spogliato. 

Ed ancora Palazzo Malaspina, in stile neoclassico, fatto costruire da Luigi Malaspina, ultimo marchese di Mulazzo.

Decorato da stucchi di P. Portugalli, oggi è adibito a Biblioteca Comunale, ed in facciata reca un monito che, riportante la data del 1707, nulla ha perduto della sua attualità: "Non dir di me se di te non sai, pensa di te che di me dirai".

Ma Pontremoli non è solo il suo centro, i suoi palazzi, le sue chiese. 

Pontremoli è anche la sua ricca produzione gastronomica che ha nel testarolo il suo emblema più rappresentativo.  

E’ anche i suoi borghi, le sue valli.

In primis la Valdantena che in un ambiente incontaminato, oltre ad un paio di trattorie, Maffei e la Dina, in località Molinello, che sono in grado di riproporre sapori e profumi appartenuti alla cucina delle nostre nonne, offre scenari inconsueti  in un alternarsi di manufatti antichi quale ad esempio il ponte medievale di Groppodalosio, di vecchi borghi in pietra, di uliveti, di castagneti, di campi coltivati e di greggi liberamente al pascolo.



CIBO E TERRITORIO IN VALDANTENA



A titolo esemplificativo pubblichiamo 2 fra le numerose proposte offerte dalle Trattorie del Molinello. Oltre ai piatti consueti della tradizione (torte d'erbi, tortelli di verdura, tagliatelle ai funghi, coniglio con polenta, costolette di agnello, cinghiale in umido, etc.) vengono organizzate numerose scorpacciate a tema, sempre nel rispetto della territorialità e della stagionalità (funghi, lumache, maiale, etc.)


- - - http://bedandbreakfastpontremoli.it/ 2016-03-27 always 1.0