Pontremoli: Chiesa della Santissima Annunziata

Le apparizioni della Madonna nel mondo, vere o presunte,  sono state numerose anche se non proprio frequentissime. L’uso che di esse è stato fatto però cambia e, spesso, rivela molto circa la cultura che informa le popolazioni presso le quali il miracoloso evento si è verificato. Lourdes e Medjugorje sono la testimonianza più eclatante di come ispirazione religiosa e cultura mercantile possano coesistere, talvolta perfino collaborare ma a seguire troveremmo altri esempi di tal genere Guadalupe, Fatima, etc.

A Pontremoli è diverso. A Pontremoli anche la religiosità ha sempre avuto un aspetto discreto, fatto di poco clamore e tanta devozione. Da sempre. Sul finire del 1400 infatti  la Vergine apparve, ad una pastorella, presso un'edicolaentro cui era affrescataun'Annunciazione, Un medico pontremolese, Princivalle Villani, un uomo di scienza profondamente devoto, fervido assertore del credo ut intelligam Agostiniano, a imperituro ricordo di tale evento, in prossimità dell’apparizione, senza clamori ma con grande concretezza, fece allora realizzare prima una semplice cappella che, mostratasi inadeguata a raccogliere la folla dei credenti indusse il consiglio generale di Pontremoli d ampliarla trasformandola in una chiesa ed un monastero affidato agli agostiniani che tutt’oggi possiamo ammirare. La Chiesa della Santissima Annunziata. A tale scopo assoldò quello che al tempo era considerato il miglior capomastro toscano, maestro Biagio da Firenze cui subentrò poi "maestro Martino da Lugano". E neppure si scoraggiò nel suo progetto perchè l’apparizione era avvenuta su una strada. Per rimanere fedele al luogo preciso in cui intendeva erigere questa sua forma di ringraziamento non si peritò di farla spostare, facendola passare in prossimità del fiume.

Dietro la facciata, che risale al 1558, l'interno si presenta in un'unica grande navata, con una scalinata in pietra che fa accedere all'abside incorniciata da costoloni d'arenaria. Da sottolineare, sopra la scalinata di accesso alla zona presbiteriale, la cantoria e l'organo. Il visitatore che entra dal lato nord attraverso la porta che si affaccia sul borgo, è accolto da un'acquasantiera in marmo, finemente scolpita e datata 1543, mentre al centro della navata è il bel tempietto marmoreo ottagonale realizzato a Carrara alla metà del 1526. L'opera, estremamente complessa e che evidenzia il contributo di artisti diversi, è stata a lungo attribuita, almeno in alcune parti, a Jacopo Sansovino o ad un allievo del grande scultore romano, il Tribolo e, più in generale, ad artisti della sua scuola. Recenti attribuzioni vogliono che il complesso del tempietto sia stato comunque realizzato dalla bottega dello scultore carrarese Pietro Aprile. Di ottima fattura le statue che fanno da corona alla cupola e la lunetta raffigurante l'Annunciazione posta sopra l'entrata del tempietto. Nella nicchia posteriore è la pregevole statua di S. Agostino, mentre ai due lati sono affrescate le figure di San Gerolamo e Sant’Ambrogio, oggi attribuite a Luca Cambiaso. All'interno, nascosto dietro l'altare cinquecentesco, è conservato l'affresco del XV secolo davanti al quale sarebbero avvenute le miracolose apparizioni. Sopra l'altare è invece posta una pala del Cambiaso raffigurante l' "Adorazione dei Magi" e datata 1558; la tavola ad olio era probabilmente un tutt'uno con la "lunetta" ora posta sopra la porta d'ingresso della sacrestia, subito a destra dell'ingresso principale; la lunetta raffigura infatti Dio Padre che benedice una scena sottostante. Sulla parete dietro il tempietto si può ammirare il bel polittico della Madonna e gli Evangelisti, realizzato nella seconda metà del XV secolo e a lungo attribuito prima a Giovanni Mazone, poi al pittore genovese Giacomo Serfolio; in realtà oggi la si ritiene opera di un non meglio precisato Maestro del’Annunciazione del Monte, con riferimento ad un analogo polittico conservato a Genova, nella chiesa di Nostra Signore del Monte appunto. Le formelle raffigurano la Madonna in trono con il Bambino, i quattro evangelisti ai lati, le scene dell'Annunciazione e della Crocifissione in alto e gli Apostoli in basso. Il polittico era stato rubato e smembrato nelle varie tavole dispers, in seguito fortuitamente recuperate e ricollocate nell'attuale posizione. Oltrepassata la porta intarsiata che si apre sotto la lunetta del Cambiaso si accede alla sacrestia: le pareti del locale sono interamente occupate dai mobili intagliati da Frate Francesco Battaglia in otto anni di paziente lavoro ultimato nel 1656. I motivi floreali si accompagnano alle grandi colonne a spirale ricavate in un unico pezzo; in alto la raffigurazione del cuore trafitto, stemma degli Agostiniani. Le pareti e la volta sono affrescate con il motivo geometrico della quadratura settecentesca da Francesco Natali, che tende a modificare la prospettiva spaziale del locale. Annesso alla chiesa è il convento, costruito assieme al grande santuario; si svolge in due chiostri affiancati: nonostante la sua realizzazione a cavallo tra Quattro e Cinquecento, risente di un'impostazione stilistica precedente. Da notare le colonne monolitiche in arenaria, i capitelli di fogge differenti, i pesanti stipiti scolpiti di porte e finestre. Sul chiostro più interno si aprivano la sala del Capitolo (riconoscibile per il simbolo dell'agnello scolpito sull'architrave), la cucina, con il grande camino in pietra, ed il refettorio. Proprio in quest'ultima grande sala, utilizzata nella prima metà del secolo come sede di scuola elementare, i restauri hanno rinvenuto un affresco cinquecentesco, con "Crocifissione e Santi" di attribuzione incerta.

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