La Lunigiana, terra dei 100 castelli: estremità toscana che, insinuata fra Liguria ed Emilia Romagna, ha saputo unire ai propri i saperi altrui.

La Lunigiana

La Lunigiana è un lembo di Toscana i cui confini sono andati a modificarsi, restringendosi, nel tempo.

La Lunigiana odierna

la Lunigiana odierna

Oggi, amministrativamente, questo toponimo viene comunemente associato  al territorio compreso nei comuni privi di affaccio sul mare della Provincia di Massa Carrara (Aulla, Bagnone, Casola in Lunigiana, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana, Mulazzo, Podenzana, Pontremoli, Tresana, Villafranca in Lunigiana, Zeri), unitamente ad alcuni comuni della provincia della Spezia.

Quelli della bassa Val di Magra: Arcola, Vezzano Ligure e Ameglia sulla sponda destra e Castelnuovo Magra, Santo Stefano Magra, Sarzana  e  Ortonovo, sulla sponda sinistra.

La Lunigiana antica

la Lunigiana antica

E proprio sul territorio di quest'ultimo, Ortonovo, si trovano i resti dell’antica Luni, città romana da cui ha origine il termine Lunigiana e le cui rovine già parzialmente recuperate dovrebbero, in tempi brevi,  grazie ad ulteriori interventi, rappresentare una delle più complete testimonianze dell’epoca romana.

La colonia, con il nome di Luna, venne fondata dai Romani nel 177 a.C., come avamposto militare per le loro legioni, impegnate in una delle  più difficili campagne militari. Quella nella quale faticavano a piegare la resistenza dei liguri.

Infatti, a testimonianza di un carattere indomito e combattivo, tuttora rinvenibile, magari temperato ma non scomparso, le popolazioni lunigianesi, nel 186 a.c., infersero una sconfitta, anzi una disfatta,  al console Quinto Marcio Filippo.

Venuto, in questa terra, a fare il bullo forte di un esercito che contava 3.000 fanti e 150 cavalieri romani e 5.000 fanti e 200 cavalieri dei socii.

Con la spavalderia che gli derivava da cotanto esercito, si era imprudentemente avventurato in una gola del torrente Gordana, fra Zeri e Pontremoli, in cui i liguri, inferiori per numero ed armamenti ma anche profondi conoscitori del territorio, si presero cura di metterlo a contatto con una realtà diversa da quella in cui, fino ad allora, aveva, poco saggiamente, alimentato la sua presunzione.

Ma questo altro non è che l'inizio di una lunga storia intessuta di vicende e personaggi non banali.

In questi anni, contraddistinti da vicende complesse, la Lunigiana era molto più estesa. 

Ad esempio nell' XI secolo  comprendeva tutto il territorio oggi appartenente alle province della  Spezia e Massa-Carrara nonchè una parte, sia pur marginale, Albareto, dell'attuale provincia di Parma, la Versilia fino a Pietrasanta e l'Alta Garfagnana in  provincia di Lucca .

Il suo possesso, nel tempo,  vide impegnati, in un primo momento,  Ostrogoti, Bizantini e Longobardi.

In seguito fu assoggettata all'arcivescovo di Luni, all'imperatore ed a vari feudatari, fra i quali i più importanti sono senz'altro identificabili con i membri della famiglia Malaspina.

I Malaspina

Tuttora evidenti in molti borghi di questo territorio sono le testimonianze lasciate  dalla famiglia  Malaspina.

Una famiglia feudale che divisasi nel tempo in due rami: Malaspina del ramo dello spino secco e Malaspina del ramo dello spino fiorito, ha eretto castelli e strutture difensive talché la Lunigiana assunse anche il nome di Terra dei 100 castelli.

I Malaspina furono una importante famiglia feudale italiana, erede insieme ad altre famiglie, prima dell’anno 1000, degli Obertenghi in Toscana.

Tra il 950 e il 951 Berengario II, re d’Italia, costituì le tre marche di Torino, della Liguria occidentale e della Liguria orientale, quest’ultima concessa a Oberto, conte di Luni.

Da Oberto I discesero diversi rami nobiliari: i d’este, i Pallavicino, i Cavalcabò di Cremona, i principi di Brunswick e di Hannover ed i Malaspina.

Capostipite della famiglia fu il marchese Alberto, che stabilì nell’XI secolo la propria influenza su Luni, Genova, Tortona, Bobbio, Pavia, Piacenza, Parma, Cremona.

Con lo sviluppo dei comuni, il territorio dei Malaspina si ridusse alle alte valli dell’appennino, dove posero le basi di un organismo politico territoriale ricco di castelli e fortezze.

Obizzo I il grande, figlio di Alberto fu abile nelle armi ma anche nella diplomazia. Nel 1167 ottenne l'amicizia dell’imperatore Federico Barbarossa che stava risalendo l'Italia, in fuga da Roma.

Nella circostanza Alberto Malaspina, allertato dal suo servizio informativo, riusci a evitare che l'imperatore cadesse in un agguato predisposto ai suoi danni, in prossimità di Pontremoli.

Dopo un periodo di aspre lotte con vescovi–conti di Luni per la riconquista del territorio familiare, si giunse, nel 1202, alla pace di Aulla, che sancì il potere territoriale dei Malaspina in Lunigiana.

Obizzo I ebbe tre figli, Moroello, Obizzo II e Alberto.

Moroello, a sua volta, ebbe quattro figli, tra cui Guglielmo, padre di Opizzino, poi capostipite dello Spino Fiorito mentre Obizzo II di figli ne ebbe due, tra cui Corrado l’Antico, capostipite dello Spino Secco.

Nel 1221 il grande feudo fu diviso fra Corrado l’antico, ricordato da Dante nel purgatorio, che si impossessò del feudo sulla parte destra del fiume Magra, con capitale Mulazzo e il suo biscugino Opizzino, a capo dei domini a sinistra del fiume, con capitale Filattiera.

Corrado mantenne lo stemma dello spino secco, nero in campo d’oro, mentre Opizzino adottò lo spino fiorito, verde con fiori bianchi.

Il feudo iniziò poi a disgregarsi nel 1275 con le divisioni tra i vari discendenti e le varie linee di Filattiera, Treschietto, Bagnone, Malgrate, Villafranca, Gragnola e Fosdinovo.

Dopo aver partecipato alle lotte di fazione tra guelfi e ghibellini, schierati a sostegno di questi ultimi, i Malaspina assunsero un diverso atteggiamento, contrapponendosi anche fra di loro, in occasione della calata in Italia dell’imperatore Arrigo VII.

Nel 1306, la pace di Castelnuovo, contrattata per i Malaspina da Dante, sancì quasi tutte le loro riconquiste del XIII secolo.

Più avanti, Spinetta il Grande, del ramo dello Spino Fiorito, venne quasi completamente assoggettato dal lucchese Castruccio Castracani, ma la morte di quest’ultimo gli permise di riprendere i suoi territori e di espandersi nella Garfagnana, nella Lunigiana orientale ed in quella meridionale fino a Sarzana (1334-1345).

Tra il XV e il XVI secolo i genovesi sottrassero ai Malaspina gran parte dei loro territori, mentre i fiorentini, col favore delle popolazioni, che molte volte si davano volontariamente ai Medici, si impossessarono di vaste zone appartenenti allo Spino Fiorito.

Nel 1787 Pio VI nominò Pontremoli sede episcopale.

Successivamente, con la legge del 2 agosto 1806, conseguenza dell'influenza napoleonica in Italia, venne abolita la feudalità.

A seguito della restaurazione, dopo il 1815, fu nuovamente il Granducato di Toscana ad assumere il governatorato, di Pontremoli che, però, poco dopo, e fino all'unità d'Italia,fu annessa al Ducato di Parma che la elesse a capoluogo di una provincia degli Stati parmensi, detta "Lunigiana parmense", allora formata da sei Comuni dell’alta Val di Magra: Pontremoli, Zeri, Mulazzo, Villafranca, Bagnone e Filattiera.  

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