Il Castello di Fosdinovo

Il Castello di Fosdinovo fra storia e leggenda

La storia della Lunigiana è fortemente intrecciata con quella del marchesato dei Malaspina, sia per la componente facente parte del ramo Spino Secco che per quella dello Spino Fiorito. Discendenti dell’antica famiglia degli Obertenghi, i Malaspina erano gente tutt’altro che tranquilla come palesemente testimoniato dall’origine del loro cognome, in ciascuna delle ipotesi formulate in proposit. E del resto anche il loro motto lasciava chiaramente intendere che di tale spina non era previsto un uso esclusivamente pacifico: “SUM MALA SPINA MALIS, SUM BONA SPINA BONIS” “Sono una spina pungente per i cattivi, e una spina che non punge per i buoni”. Alberto, fu il primo a chiamarsi Malaspina, molti sostengono, che in tale appellativo ci fosse un chiaro riferimento alla uccisione di un nemico con una grossa spina, altri invece affermano che lo stesso derivasse da un soprannome dispregiativo dovuto alla sua condotta. Ma questo nome, come altri attribuiti a signori di quel tempo quali Ribaldo, Pelavicino, Malnipote e Malapresa, è da riferirsi più verosimilmente al modo non sempre onesto di amministrare i loro feudi, esigendo con ogni mezzo il pagamento di tributi e gabelle.

Comunque i Malaspina divennero signori del feudo in cui sorgeva Fosdinovo nel 1355 e, da allora, senza soluzione di continuità fino ad oggi detengono la proprietà del castello ivi eretto a difesa del borgo. Contrariamente a una credenza diffusa, però, non furono loro a far progettare l’opera. Nel 1084 esiste testimonianza scritta del fatto che Fosdinovo fosse già una località fortificata e, successivamente, nella seconda metà del XII secolo, ante dominio Malaspina, fu iniziata la costruzione dell’attuale fortezza. I Malaspina poi nel corso dei secoli apportarono modifiche ed ampliamenti ed oggi il Castello di Fosdinovo si presenta a noi nella originaria  pianta quadrangolare, arricchita di quattro torri circolari agli angoli collegate fra loro da  camminamenti di ronda  con merlature ghibelline. Inoltre al suo interno sono presenti due cortili, di cui uno centrale ed alcuni giardini pensili  e loggiati, che  conferiscono al maniero un valore architettonico di notevole pregio.

La Duecentesca porta d'ingresso, protetta anticamente da un  ponte levatoio, le cui tracce sono ancora visibili, è sormontata dalla scultura di un cane con in bocca lo Spino Fiorito, in memoria degli stretti legami fra i Malaspina e Can Grande della Scala, ed immette in un cortile normanno. Dal  Cortile Centrale, con un pozzo e l'elegante porticato rinascimentale con colonne in pietra, un portale Cinquecentesco introduce nelle Sale arredate ed affrescate alla fine del XIX secolo:la sala d’ingresso, la sala da pranzo col grande camino settecentesco e le ceramiche da farmacia del ‘600, la sala del trono, la stanza di Dante, il grande salone con gli attigui salotti e la camera del trabocchetto con la sottostante sala delle torture. Dalla sala del trono delle piccole scale conducono ai camminamenti di ronda e alla torre merlata.

Cos’altro resta da aggiungere?Ah, sì, stavo quasi per dimenticarmene: anche il castello di Fosdinovo ha il suo fantasma che, particolarmente durante le notti di maltempo, fra il bagliore dei lampi ed il rombo dei tuoni, si aggira attraversando corridoi e saloni. La sua presenza impalpabile è conseguente ad una romantica vicenda, avente per protagonista una giovane e bella nobildonna e contenente tutti gli ingredienti dei melodrammi di successo: l’amore, il contrasto dei familiari, l’uccisione dell’amato ed, infine, la morte.

Ad accreditare questa storia, poi, ha contribuito il fatto che proprio al Castello di Fosdinovo, qualche anno fa, sono state ritrovate i resti di ossa appartenute a un essere umano, probabilmente una donna, e a due animali di specie diversa.

Questa scoperta ha contribuito a far ricredere i molti Lunigianesi che, essendo gente pragmatica e concreta, avevano fino ad allora ironizzato sulla vicenda che, via via arricchita di particolari, viene tutt'oggi tramandata, per lo più di madre in figlia, ritenendola niente altro che una fantasiosa leggenda: la storia di Bianca Maria Aloisia.

Vissuta a metà del XIII secolo, Bianca era una giovane Malaspina che, noncurante del suo blasone, s’innamorò dello stalliere del castello. L'amore dei due giovani, avversato dalla blasonata famiglia, aveva modo di esplicitarsi solo in incontri clandestini, ma, come tutti i sentimenti contrastati, invece di spegnersi divampò. 

Immaginate la reazione degli innamorati quando il padre, potente signore di Fosdinovo, anche per por fine a questa situazione, promise di dare  Bianca in sposa a un cavaliere dei dintorni.
La ragazza si oppose con tutte le sue forze e dichiarò amore eterno allo stalliere, ma il genitore irritato da questa sua ostinazione,  la fece rinchiudere nel vicino convento, affinché, giustificando in tal modo il non rispetto di un impegno assunto, seguisse una vita monastica.

Al convento la ragazza continuò ad avere appuntamenti clandestini con lo stalliere e, secondo una versione della vicenda, in uno di questi rimane incinta. Un'altra versione dice semplicemente che si rifiutò di prendere i voti.
In ogni caso, venne allontanata dal convento e rispedita al castello. Bianca divenne quindi argomento di pettegolezzo e derisione tanto fra i nobili quanto fra i popolani che, come del resto tutt'ora avviene, trovavano diletto l'un l'altro nel parlare delle umane debolezze altrui. La famiglia Malaspina, ferita nell'orgoglio, decise di mettere a tacere la questione nel modo più crudele. Il giovane stalliere fu ucciso tra mille tormenti e Bianca venne trascinata nelle segrete del castello, torturata con ferri arroventati e macchine diaboliche che le spezzarono braccia e gambe. Le venne chiesto di pentirsi e di accettare la clausura, ma la giovane allo stremo delle forze mantenne ferma la sua volontà e non volle rinnegare il suo amore. Accecato dall'odio, il padre la fece condannare a morte infliggendole un atroce supplizio. Aiutata a rialzarsi e camminare, attraverso un lungo corridoio venne accompagnata fino a una piccola stanza buia. Lì fu legata con una catena e murata viva insieme ad un cinghiale, simbolo della ribellione alle regole della famiglia, e un cane, simbolo del suo amore fedele. Ed è così che l'amore che reso libero non tarda ad appassire e morire, ancora una volta ha testimoniato di trovare nel contrasto e nell'opposizione, il suo energetico rinforzo.


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